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Il comportamento alimentare (prima parte)

 

IL COMPORTAMENTO ALIMENTARE (prima parte)

a cura del dr. Andrea Franceschin

 

 

La ricerca orientata sui problemi psicologici dell’alimentazione, non può prescindere dall’esperienza universalmente inevitabile che si instaura dal primo giorno della vita di ogni individuo.

L’alimentazione necessita della cooperazione di un’altra persona.

Alla base dell’assunzione del cibo vi è sempre, perciò, un’esperienza interpersonale ricca di implicazioni affettivo-emotive, derivanti dall’interazione nutrice-bambino.

E’ attraverso la soddisfazione dei suoi segnali di fame che il bambino riconosce e differenzia quei suoi stimoli fisiologici ed apprende i comportamenti adatti per soddisfarli.

Non solo, ma gli verrà riconosciuto dalla nutrice (sia pure entro certi limiti) il diritto alla originalità delle proprie esigenze e sensazioni corporee (identità corporea come distinzione degli altri).

Successivamente, il processo di assunzione del cibo, verrà regolato dalla integrazione complessa di stimoli interni ed esterni, mediata dal sistema neuroendocrino. Esempi di stimoli esterni che influenzano il comportamento alimentare includono: la vista, il profumo e il gusto del cibo, il vedere gli altri mangiare, l’ora della giornata e particolari caratteristiche della propria formazione culturale.

Tra gli stimoli interni rientrano ormoni come l’insulina, i neurotrasmettitori cerebrali e gli oppioidi endogeni.

In breve: sensazioni visive, ma soprattutto gustative e olfattive, o ancora il ricordo stesso del cibo, attivano la componente parasimpatica del sistema nervoso autonomo.

Gli impulsi nervosi trasmessi allo stomaco sono proporzionali per intensità alla sensazione di fame. In questo modo l’intestino e il flusso circolatorio si predispongono all’arrivo dei nutrienti.

Fra questi cambiamenti, sono importanti un aumento della secrezione insulinica e alterazioni della motilità gastrointestinale; è questa la fase cefalica.

Nella fase gastrica quando i nutrienti pervengono nello stomaco, ne viene controllata o interrotta l’ulteriore assunzione mediante vari meccanismi.

Il primo è la distensione dello stomaco in particolare la colecistochinina Cck (un modulatore ormonale prodotto dalla distensione intestinale) sembra possa rallentare lo svuotamento gastrico mediante chiusura del piloro con conseguente distensione dello stomaco e inibizione riflessa della fame indotta sul nervo vago.

Recentemente è stato dimostrato che anche la calcitomina, ormone secreto dalle paratiroidi, ha effetti inibitori sul centro dell’appetito.

Infine nella fase intestinale l’arrivo dei nutrienti nell’intestino tenue (duodeno), induce lo stomaco a secernere piccole quantità di succo gastrico.

Anche l’ipotalamo, come vedremo, sembra fortemente implicato nel controllo dell’alimentazione. Studi recenti dimostrano come zone particolari dell’ipotalamo (i nuclei laterali, ma anche quelli ventromediali), siano caratterizzate da neuroni che cambiano la loro frequenza di scarica in risposta a variazioni della glicemia.

Negli anni sessanta, una serie di ricerche, ha portato a ipotizzare l’ipotalamo laterale (Lh) come il centro della fame, poiché, se lesionato, generava ipofagia, mentre la stimolazione elettrica, induceva l’assunzione di cibo.

L’ipotalamo ventromediale (Vhm) è stato indicato come centro della sazietà, poiché lesioni in quest’area determinavano un aumento della fame producendo obesità e la stimolazione elettrica, inibiva l’assunzione di cibo in animali a digiuno.

In seguito a ulteriori indagini, si è osservato che anche molti altri nuclei ipotalamici hanno indotto alterazioni del comportamento alimentare, qualora danneggiati.

In definitiva, più che le aree Lh e Vhm, sono i fasci nervosi che le attraversano, i principali responsabili della regolazione.

L’area Lh è associata a un tratto dopaminergico, mentre il Vhm è strettamente associato a un tratto serotoninergico e adrenergico.

Per sintetizzare quanto detto sino ad ora, nell’arco di pochi anni, ci si è accorti che i segnali provenienti dalla periferia, potevano essere integrati e modulati a livello centrale solo attraverso l’azione dei neurotrasmettitori.

La noradrenalina, iniettata nel nucleo paraventricolare dell’ipotalamo, stimola l’assunzione selettiva dei carboidrati, se invece viene somministrata nel nucleo laterale riduce l’appetito.

La dopamina, in concentrazioni elevate, riduce il comportamento alimentare e aumenta la preferenza nei confronti delle proteine.

Per quanto riguarda la serotonina e il triptofano (suo precursore), sembra che il livello cerebrale di queste sostanze influisca sulle future scelte alimentari: trattamenti serotoninergici diminuiscono la successiva assunzione alimentare di carboidrati a favore di lipidi e proteine.

 

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