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Proteine. Saper leggere le etichette per scegliere una proteina di qualità

 

Nel precedente articolo abbiamo visto come vengono prodotte le proteine in polvere, rimane ora da capire come valutare se quella che vogliamo comprare è una proteina di qualità o meno.

La prima cosa da fare per sapere se stiamo assumendo una proteina di buona qualità sta sempre nel saper leggere le etichette che ci vengono fornite dai produttori.

E’ opportuno diffidare dalle proteine in cui figura la scritta ‘protein blend’ e come primo ingrediente del blend compare la dicitura ‘proteine del siero del latte concentrate’ (WPC), questo perché la dicitura WPC è una sigla generica che sta ad indicare una concentrazione proteica variabile tra il 34% e l’80% a meno di specifica indicazione sulla titolazione proteica (cosa che i produttori si guardano bene dall’indicare). Il problema sta nel fatto che gli ingredienti, per legge, devono essere indicati in ordine di concentrazione senza però indicarne l’esatta quantità contenuta e, se il primo ingrediente è una WPC a bassa percentuale proteica messa in grande quantità, probabilmente la proteina che si sta ingerendo è pessima nonostante nella rimanenza del blend siano presenti  ottime fonti proteiche (come ad esempio proteine idrolizzate o proteine del siero del latte isolate) la cui quantità può essere però davvero risibile.

Bisogna poi prestare estrema attenzione al profilo aminoacidico ed alle diciture quali ‘blend aminoacidico’ in quanto il contenuto proteico può essere alterato dalla presenza di aminoacidi non essenziali quali glicina, alanina e taurina che sono inseriti al solo scopo di accrescere il contenuto  di azoto del prodotto che viene analizzato con un test sviluppato più di due secoli fa.

Questo test valuta il contenuto di proteine in base alla quantità di azoto risultante dalle analisi: si capisce bene quindi che accrescendo il contenuto di azoto con aminoacidi non essenziali, si riesce a trovare un escamotage legale per aumentare la titolazione proteica in etichetta.

Il blend aminoacidico viene poi impreziosito con minime quantità di preziosi BCAA per nobilitare la miscela e per ingannare il consumatore. Inutile ribadire qui, come nel caso del blend proteico, che indicare i BCAA dopo gli aminoacidi non essenziali può significare una loro presenza minima nella miscela.

Particolare attenzione va fatta con la presenza dei cosiddetti fillers come le maltodestrine o altri polimeri del glucosio che sono dei polisaccaridi (costituiti da molte molecole di glucosio) che vengono utilizzati per accrescere il peso del prodotto e dolcificarlo. Sono sostanze non tecnicamente classificate come zuccheri (quindi in etichetta non verranno conteggiati come zuccheri), ma ad indice glicemico spesso molto alto come nel caso delle maltodestrine di cui sopra.

Dal punto di vista salutistico va poi prestata particolare attenzione alla presenza degli emulsionanti come l’olio di soia parzialmente idrogenato: questi composti, oltre a fungere da fillers ed aumentare il peso del composto, sono dannosi e di bassa qualità. Vengono utilizzati soparatutto per emulsionare e conferire cremosità alla proteina e renderla più buona, mascherandone la scarsa qualità di base.

Il tipo di proteina da comprare (concentrata od isolata), il trattamento di estrazione subito, i valori dichiarati in etichetta, nonché il costo sono quindi non una certezza, ma un buon indice sulla qualità della stessa acquistanda. Buon senso vuole che minori siano gli ingredienti in etichetta, più facile ed immediata sia la comprensione del label.

Per tutte queste ragioni pretendete al momento dell’acquisto l’etichetta nutrizionale e soprattutto imparate a leggerla poichè, molto spesso, è volutamente non chiara e fuorviante.

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