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Stretching fasciale. Una possibile strada verso l’ipertrofia

 

Sempre più spesso, negli ultimi anni, si parla in Italia di stretching fasciale, pratica già molto conosciuta negli States grazie a Parrillo e a Dante Trudel che la introdussero molti anni or sono.

Di cosa si tratta?

Lo stretching fasciale è una forma di stretching statico, oserei dire “passivo” che, agendo su muscoli e tendini, mira all’espansione della fascia e del connettivale. Lo scopo di questa forma di stretching è il favorire l’ipertrofia tramite l’allungamento della fascia (una fascia “lassa”, sulla carta, lascia maggior spazio di  crescita al muscolo tramite la proliferazione delle cellule satellite e l’iperemia conseguente all’esercizio), e questo può essere fatto in due maniere diverse anche contemporaneamente. La prima maniera di espandere la fascia è tramite uno stretching passivo per l’appunto, mentre la seconda è il ricercare (logica alla base dell’FST-7 di Hany Rambod) l’espansione della fascia dall’interno tramite un massiccio afflusso di sangue (e nutrienti,ndr.), il tutto può poi essere coadiuvato da un massaggio miofasciale profondo effettuato da un terapista.  Le regole che stanno alla base di un buon programma di stretching sono due: l’intensità e la durata, poichè se facessimo uno stretching anche intenso per un periodo troppo breve o in maniera isolata non otterremmo grossi risultati e questo è testimoniato anche in letteratura (vedi studio qui di seguito).

1: Can J Appl Physiol. 2000 Jun;25(3):165-80.Links
The effects of acute passive stretch on muscle protein synthesis in humans.
Fowles JR, MacDougall JD, Tarnopolsky MA, Sale DG, Roy BD, Yarasheski KE.

Department of Kinesiology, McMaster University, Hamilton, Ontario.

We examined the effect of an isolated bout of maximal tolerated passive stretch on fractional muscle protein synthetic rate in human soleus muscle. Eight healthy males performed two separate trials with the same leg: one session of passive stretch and one of intermittent active isometric contraction at a force equivalent to that which occurred during the passive stretch trial. This force was approximately 40% of maximum voluntary contraction force and produced volitional fatigue in approximately 27 min. Intermittent passive stretch, for the same duration, elicited a 6.1 degrees increase in joint angle (P<.0005) with silent electromyography. Fractional protein synthetic rate from experimental and control soleus in each trial was assessed from biopsy samples over the period 10-22 hr postexercise by the incorporation rate of L-[1-13C] leucine into muscle. Protein synthesis was elevated in the soleus of the exercised leg following the active contraction trial by 49% (P<.05) but not following the passive stretch trial. Results indicate that a single bout of maximal passive stretch does not significantly elevate fractional muscle protein synthetic rate in humans and thus suggests that muscle stretch per se is not the stimulus for the muscle hypertrophy that occurs with resistance training.

In letteratura è anche testimoniato, però come ratti sottoposti per lunghi periodi di stretching passivo, incrementassero i volumi muscolari grazie ad una maggiore sintesi proteica e rilascio di ormoni locali.

Premesso quindi che questa tipologia di stretching è una metodica avanzata e che non va assolutamente eseguita dai neofiti, pena un rischio di infortunio molto elevato quello che ora ci chiediamo è quali possano (non vi sono certezze) essere l’intensità ed i volumi sufficienti per rendere lo stretching fasciale proficuo. La maniera più corretta è sicuramente quella di colpire la fascia da ambo i lati e cioè sia dall’esterno (con lo stretching), che dall’interno (con un allenamento che provochi un grosso pump…la logica dell’afflusso dei sangue dall’interno è la medesima che usano certi personaggi  con l’autosomministrazione  scellerata di synthol che è un olio nel caso specifico). Se dal punto di vista dell’allenamento la scelta è prettamente personale, a patto che si riesca a raggiungere un pump considerevole, sotto quella dello stretching mi permetto di allegare qui sotto un’indicazione fotografica di extreme stretching, cioè di una forma di stretching che garantisce un’intensità sufficiente al mio scopo. Le posizioni indicate sono da tenere per almeno 45-60 secondi alla fine del gruppo muscolare allenato e sono da effettuarsi ad ogni allenamento proprio per ricercare quel volume minimo di lavoro atto a garantire i risultati ricercati. Non vi resta che sperimentare, qualora foste delle persone con una buon anzianità di allenamento, rimanendo comunque in sicurezza.

extreme-stretching Stretching fasciale. Una possibile strada verso l'ipertrofia

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